Immagini, social e sguardo giovane: i segreti dello storytelling di Nature Ambassadors

Immagini, social e sguardo giovane: i segreti dello storytelling di Nature Ambassadors

Una giovane ragazza che usa lo smartphone per catturare specie di insetti con un obiettivo macro in mezzo agli arbusti. Se si decide di sfruttare appieno la potenza delle immagini, questo sarebbe lo scatto ideale per ritrarre in modo vivido l’impatto positivo dell’intervento dei Nature
Ambassadors, mostrando il nuovo impegno e la consapevolezza della comunità.
Il “se” lo possiamo togliere subito, perché il team del progetto ha già scelto in modo convinto di puntare proprio su fotografie e video per documentare, valorizzare e far conoscere la propria attività. Questa decisione, se fatta poi confluire sui social network, si trasforma in una potente strategia di storytelling in grado di amplificare ogni risultato ottenuto, facendolo risuonare sia all’interno della community coinvolta, sia nel resto del mondo “connesso”.

Una studentessa di Nature Ambassadors fa una foto durante un’attività didattica. Foto di Eliya Lawrence Uzia.

 

La scienza affidata alla voce dei giovani

Manca un elemento fondamentale per raggiungere la massima efficacia: il contributo dei giovani. Saranno infatti proprio loro i protagonisti anche di questa attività di comunicazione, attraverso un metodo già “testato” da Tsiory Andranavalona attraverso la sua organizzazione
ExplorerHome Madagascar. “Portiamo gli studenti sul campo come assistenti degli scienziati, con il compito di documentare il loro lavoro attraverso brevi video per i social media. Così i giovani partecipanti parlano direttamente ai loro coetanei: è fondamentale. Vogliamo che questa esperienza venga raccontata dalle nuove generazioni, i loro racconti sono molto potenti!” spiega Tsiory.
Per far sì che tutto ciò avvenga, serve una formazione sullo storytelling: durante il progetto, infatti, vengono insegnate ai giovani le basi del video-making attraverso strumenti semplici come gli smartphone, perché possano far conoscere meglio il vero lavoro degli scienziati dietro
le quinte come dei reporter junior. Questo metodo permette di immergere le nuove generazioni nella scienza, riducendo il divario tra i due mondi. E fa sì che emerga il punto di vista degli studenti: “la loro voce avrà una risonanza diversa per i loro coetanei e la loro comunità di appartenenza e aiuterà la scienza e la ricerca a risultare più fruibili e ‘vicine’. La scienza non può essere rinchiusa nei libri ed essere solo imparata, deve essere vissuta, anche attraverso la condivisione di traguardi ottenuti o di aneddoti sul campo vissuti con gli scienziati – spiega Tsiory – spero che le loro storie accendano un senso di orgoglio, di appartenenza e di protezione sia nella community locale che tra
coetanei di tutto il mondo”.


Video, foto e un fumetto: tutto disponibile anche on line
Le attività di storytelling saranno a pieno regime quando il progetto sarà in fase avanzata. Verranno realizzate delle video stories, per presentare le specie faro e gli sforzi per la loro conservazione, e delle storie fotografiche, per amplificare l’impatto del progetto e far aumentare la consapevolezza. C’è anche l’idea di far realizzare un fumetto da un disegnatore che illustri tre storie sulle specie faro sviluppate dagli studenti.
Tutto sarà disponibile anche on line, per seguire da vicino “in presa diretta” i traguardi di Nature Ambassadors, grazie ad uno storytelling che vede la sua principale sfida nelle attività sul campo. “Ci sono molte questioni logistiche e tecniche che accompagnano la spedizione. E poi bisogna gestire studenti che non hanno mai fatto veri esperimenti in natura. Per la maggior parte di loro, è la prima volta nella foresta, la prima volta in una tenda con altri adolescenti della loro età per un lungo periodo. Veder crescere il loro interesse per la scienza e la voglia di stare insieme agli scienziati è stata però un’esperienza molto gratificante” ammette Tsiory.

 

Raccontare Nature Ambassadors con scatti verso il futuro
Di “sfide” non vuole invece parlare Eliya Lawrence Uzia, fotografo professionista tanziano parte del team NA. “È un’opportunità per creare un cambiamento duraturo nella comunità. L’utilizzo di immagini per la narrazione è potente e la documentazione del progetto attraverso foto e video è fondamentale per dare un esempio alle iniziative future – spiega – oggi oltre il 60% dei ragazzi sa usare smartphone e macchine fotografiche, sfruttare la loro passione e le loro conoscenze è essenziale. La condivisione online di contenuti sull’ambiente e sulla biodiversità consente loro di imparare e la promozione delle loro capacità di creare foto e video d’impatto contribuisce a unanarrazione efficace della conservazione”.
A Eliya il compito di valorizzare e amplificare il talento dei giovani reporter protagonisti, ma anche quello di raccontare la portata dell’intero progetto attraverso i propri scatti. E sa già come fare: “realizzerò una reportage che illustri la trasformazione della comunità, prima e dopo
l’intervento di NA. Voglio mettere in evidenza la trasformazione nei villaggi interni da community con uso limitato degli smartphone a community digitalizzate, con accesso ad applicazioni mobili trasformative. Penso sia la strada migliore per comunicare efficacemente l’impatto del progetto attraverso le immagini, in modo immediato”.

 

Articolo di Marta Abbà con il contributo di Tsiory Andrianavalona e Eliya Lawrence Uzia.

Curioso/a di conoscere altri aspetti di questo progetto finanziato dalla National Geographic Society? Qui abbiamo palrato delle attività educative e qui delle attività di ricerca.

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