Aria di futuro a Pantelleria e Lampedusa con RESPIRE

Aria di futuro a Pantelleria e Lampedusa con RESPIRE

Ricerca, educazione e storytelling, assieme a un gruppo di National Geographic Explorer, sono sbarcati lo scorso autunno sulle remote isole di Pantelleria e Lampedusa (6-7mila abitanti ciascuna) per cambiare il futuro dei loro giovani abitanti, i ragazzi che potranno concretamente contribuire a decidere il destino del Mediterraneo. La “missione” si chiama RESPIRE (Research Educational Storytelling Project in Italian Remote Ecosystems) ed è nata nel 2022, dalla voglia di ovviare alla tangibile carenza di opportunità di sviluppo professionale per gli studenti delle isole minori italiane. Lampedusa e Pantelleria, in particolare, sono risultate le più remote delle remote e con questo progetto, finanziato dalla National Geographic Society, 120 loro studenti, provenienti da scuole medie e superiori, vedranno cambiare le proprie prospettive, respirando una nuova possibile realtà, presente e futura.

Ispirando, assorbiranno scienza, esperienza, “natural vibe” e possibilità di carriere prima impensabili, per poi raccontare le isole con la loro prospettiva, valorizzandone la biodiversità e documentandone lo stato di salute, espirando.

 

Come si RESPIRE sulle isole

Tutto suona molto bello, ma fattibile? Come? Dalla partenza del progetto, i giovani coinvolti stanno esplorando il loro territorio attraverso attività di ricerca multidisciplinari (dalla biologia marina alla botanica, all’archeologia e alla geologia) con un occhio attento all’impatto antropico e alle conseguenze della crisi climatica sui diversi ecosistemi, sia marini che terrestri. Ciò che vedono, monitorano e immortalano, lo racconteranno poi al mondo, con il loro punto di vista, diventando un fondamentale ponte tra la terraferma e le isole, le loro comunità e i loro tesori naturali.

Per avviare questo prezioso storytelling, il fotografo professionista (e National Geographic Explorer) Marco Carmignan organizza un workshop di fotografia speciale, un vero e proprio percorso introspettivo per imparare a esprimersi al meglio attraverso quest’arte. Per le attività di ricerca, invece, altri Explorer (sono 15 in totale quelli coinvolti) forniranno ai ragazzi strumenti di ricerca innovativi e nuove potenziali prospettive per il loro futuro sviluppo professionale, sia attraverso lezioni frontali sia soprattutto con attività sul campo.

Essenziali e divertenti, non mancano anche i numerosi momenti di citizen-science in cui i giovani contribuiscono in prima persona alla raccolta di dati scientifici per 6 filoni di ricerca differenti. In comune, tutti hanno l’obiettivo di valutare l’impatto antropico e climatico sulle isole, con focus molto precisi e concreti su sicurezza alimentare e modelli dietetici, distribuzione dei pollini e status della flora legnosa autoctona. Non mancano poi tematiche specifiche sull’ambiente marino come lo studio dei profili delle spiagge e deposizione di sedimenti e microplastiche, la ricerca di specie aliene e lo studio della Posidonia oceanica, una pianta marina endemica del Mediterraneo. Ci sarà poi anche un focus di archeologia moderna, per studiare da altri punti di vista, le origini e la natura dei rifiuti in plastica trovati sulle spiagge di Lampedusa”.

Alcune attivitá sono “chiave” perché potrebbero contribuire ad ottenere l’estensione del Parco Nazionale di Pantelleria terrestre al mare circostante, regalando ai suoi abitanti, all’Italia e al mondo una nuova area marina protetta unica nel suo genere.

Studenti di Lampedusa e membri del progetto tutti insieme dopo un pomeriggio di attività didattiche su storytelling, guidate da Marco Carmignan, e su macroplastiche, guidate da Roberto Arciero. Foto di Marco Carmignan.

 

RESPIRE & aspire

Tanta ricerca, a contatto con chi la fa per lavoro e con la natura che ne beneficia, tradotta in azioni quotidiane, divertenti e semplici. Questo è esattamente il modo scelto dal team di RESPIRE per mostrare agli studenti delle due isole che esiste anche per loro la possibilità di scegliere un futuro in ambito STEM, educativo e narrativo.

“Lavorare con i giovani è sempre una carta vincente: sono gli adulti del futuro. Sensibilizzarli a questa etá significa farli crescere con una visione della loro isola proiettata alla sua salvaguardia – spiega Martina Capriotti, biologa marina National Geographic Explorer e project leader di RESPIRE – sono sicura che le decisioni che prenderanno da adulti terranno in considerazione anche di questa esperienza e degli aspetti ambientali che stiamo cercando di trasmettere”.

Le ambizioni del progetto vanno infatti ben oltre le singole carriere dei 120 giovani coinvolti. Il team mira a trasformarli in “mindset changer”, rendendoli protagonisti di un nuovo paradigma di narrazione delle isole minori italiane. Per cambiare lo sguardo del mondo su di esse e l’approccio che le comunità stesse che vi abitano hanno al proprio destino di territorio prezioso ma trascurato.

In due anni di lavoro, si può lasciare un’eredità preziosa: un cambio di passo e di veste a cui gli abitanti sembrano guardare con curiosità, al momento. Sia quelli direttamente coinvolti dai giovani con interviste (i pescatori a Lampedusa e gli agricoltori a Pantelleria), sia quelli che assistono da spettatori al gran fervore naturalistico innescato da RESPIRE.

Questo orizzonte meravigliosamente sostenibile e promettente, è accompagnato da numerose sfide. La più difficile è il “riuscire a inserirsi in modo efficace e allo stesso tempo armonioso in un programma scolastico sempre molto fitto in cui non è affatto banale integrare novità – spiega Michele Raggio, presidente di SeedScience, National Geographic Explorer e coordinatore del team education del progetto –  Stiamo infatti lavorando molto per rendere quanto più compatibili possibili le attività didattiche con gli orari ed il programma scolastico”.

Martina Capriotti insieme a studenti di seconda media di Lampedusa durante un’attività didattica su sedimentologia e microplastiche, realizzata in collaborazione con Ivan Martini. Foto di Marco Carmignan.

 

Il futuro di RESPIRE e di chi ha respirato il futuro

Un’esperienza complessa, anche nel day by day, e di cui fare tesoro perché un progetto come RESPIRE é perfettamente scalabile e replicabile, e non solo nelle piccole isole come Lampedusa e Pantelleria. “I principi base sono impostati per piccole isole remote, ma non solo in senso stretto. Valgono anche per isole in senso lato, come ad esempio gli istituti scolastici di piccole comunità montane” spiega Martina. E aggiunge: “Sarebbe fantastico poter replicare il RESPIRE per estenderlo ad altre realtà Mediterranee al di fuori dei confini italiani, insieme ad explorers di altri paesi che si affacciano sul Mare Nostrum”.

C’è anche la speranza di veder camminare sulle proprie gambe le due isole minori coinvolte, assistendo da remoto al germogliare di quanto appreso per proteggere il proprio patrimonio e valorizzarlo. Funzionale, in quest’ottica, il kit didattico di ricerca scientifica con protocolli, procedure e piccoli materiali per esperimenti che il team del progetto rilascerà alle scuole partner. “Potranno farne tesoro e continuare le attivitá scientifiche anche dopo la fine, anche senza il nostro supporto diretto, in piena autonomia, con un forte ruolo giocato dai giovani”.

 

Articolo di Marta Abbà con il contributo di Martina Capriotti e Michele Raggio.

Segui le attività sul campo di RESPIRE su Instagram: @respire_science.

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