Giornata qualunque di un maestro non qualunque

Giornata qualunque di un maestro non qualunque

Non si smette mai di imparare: tutti restiamo – o dovremmo restare – per tutta la vita degli alunni. C’è però chi ha scelto di fare anche il maestro, al contempo. Ciò significa prendersi la responsabilità di trasmettere non solo sterili nozioni ma anche passione. Significa accendere l’interesse dei più giovani e renderli affamati di conoscenza e, possibilmente, davvero per tutta la vita. Una vera sfida, ancora più ambiziosa e ardua quando le condizioni al contorno non giocano a favore. Ancora più appassionante e ricca di momenti di soddisfazione, quando gli ostacoli superati erano stati definiti da molti insuperabili.

È questa la sensazione che emerge ascoltando i racconti di quotidianità di Saidi Majuto Yusufu e Richmond Afful.

 

Saidi e Richmond: due insegnanti SeedScience si raccontano

Saidi è maestro in una scuola primaria nella comunità masai di Lulenge, in Tanzania. Nel 2021 ha partecipato al percorso di formazione di SeedScience come “alunno” e nel 2023 si è ripresentato, ma come “formatore”, assieme al resto del team. Nelle varie classi ha a che fare con giovani tra gli 8 e i 15 anni, per la precisione, con 104 maschi e 120 femmine.

Per incontrare Richmond bisogna raggiungere il Ghana: fa l’insegnante in un istituto della comunità di Nyanyano ed è parte di “The future of Nyanyano”, progetto parte di Constructive Visions. Nella sua classe di 61 studenti, la maggior parte di loro ha un’età compresa tra i 9 e gli 11 anni, 32 sono maschi e 29 femmine.

I numeri variano, ma la proporzione tra maschi e femmine resta simile come simile è la routine di chi insegna.

Richmond (sulla sinistra) esegue un esperimento di scienze con l’aiuto di un collega.

 

Otto ore con gli studenti, ma meno possibile in classe

“Quando arrivo a scuola al mattino svolgo le mie lezioni di routine, come indicato dall’orario scolastico: ne ho ogni giorno, dal lunedì al venerdì. Come insegnante di scienze a volte mi fermo per svolgere attività con i miei studenti, attività extracurricolari all’aperto, nei science club, come la progettazione di giardini e altri semplici esperimenti adatti alla loro età. Sono molto utili per coinvolgerli maggiormente e suscitare in loro interesse e passione per le materie STEM” racconta Saidi. Al di là delle attività extra-lavorative assegnate dal direttore della scuola, Saidi trascorre almeno 8 ore con i suoi studenti, un po’ in classe ma molto all’aperto, per esperimenti in natura.

 

Prima di insegnare, l’esame del giorno precedente

Anche Richmond deve presentarsi a scuola ogni mattina per le lezioni ma confessa che preferisce svegliarsi prima, verso le 5, per “prendersi il tempo di riflettere sul lavoro del giorno precedente e capire cosa è andato storto e quali sono stati gli aspetti positivi e come trasformare gli aspetti negativi in positivi”.

Per lui il mattino ha l’oro in bocca: solo alle 7 si “trasforma” ufficialmente in insegnante e comincia la sua giornata a scuola assicurandosi che gli studenti puliscano le aule e la struttura prima dell’inizio della lezione. La prima campanella suona alle 8 e le attività continuano fino al pomeriggio. “Tra due lezioni successive, che durano 2 ore, è consentita una pausa di 30 minuti per la colazione alle 10 e per il pranzo alle 12.30 – spiega Richmond – Durante il giorno trascorro circa 7 ore a scuola, 6 con gli studenti. Appena riesco li coinvolgo in attività interattive e stimolanti come la visione di video di simulazione o esperimenti. È molto utile per afferrare correttamente ciò che è stato insegnato loro. Propongo spesso l’identificazione di esemplari, giochi in casa e altre attività che possono interessarli e farli sentire protagonisti”.

 

Tra cali e picchi di attenzione arriva la sera

Tante ore a scuola, tante ore insieme, tante attività extra scolastiche da inventare e far amare: la dura vita del maestro. Come in tutte le altre professioni, come in ogni giornata, ci sono alti e bassi. Per Saidi la prima mattina è il momento migliore “perché gli studenti hanno energia, sono attivi e pronti ad apprendere nuove conoscenze”. Non si può dire lo stesso verso pranzo, il momento più difficile, confessa Saidi, soprattutto perché “a scuola non forniscono cibo e gli studenti sono stanchi, visto che la maggior parte viene a scuola da zone lontane”.

Saidi durante una sessione della formazione SeedScience.

Anche per Richmond il momento più duro della giornata è la tarda mattinata, quando l’energia inizia a calare mentre sarebbe necessaria “per svolgere le attività della giornata, anche quando le condizioni e gli ambienti non aiutano chi insegna come me. Ci troviamo spesso a lavorare sotto il sole cocente e non è facile restare freschi e attivi”. Il suo momento preferito è infatti quello del calar del sole. Già alle 15, appena chiude la scuola, Richmond si prende il tempo per stare con la sua famiglia, leggere le notizie di tendenza e aggiornarsi su ciò che è accaduto nel mondo. “Il momento migliore in assoluto è sicuramente il tardo pomeriggio, però: tra le 16 e le 18 circa. A quell’ora, le lezioni scolastiche sono finite e ho anche il tempo di riposare, stare con la mia famiglia, collegarmi ai social media e godermi qualche film”. E scollegare la testa dagli impegni in aula, per ricaricarsi, pronto per la sveglia delle 5 che lo attende per un nuovo giorno di semina di passione scientifica.

Articolo di Marta Abbà con il contributo di Richmond Afful e Saidi Majuto Yusufu.

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